Newsletter  > Variante 95 - 25 Settembre 2007
 

Sfogliando i quotidiani in queste settimane non si può evitare di incappare in articoli scritti da personaggi autorevoli o da gente comune a proposito della votazione del 30 settembre sul credito di progettazione della Variante 95. Molte cifre e altrettante ipotesi vengono ogni giorno presentate da esperti, politici, architetti, pianificatori e aspiranti tali; scenari apocalittici vengono descritti dai portavoce di entrambe le parti.

All’interno di questa intricata selva di informazioni, ciascuno di noi può dare credito alle argomentazioni che ritiene più valide e sensate. Il comitato di Eco-spirit, valutando i vari punti in discussione, esprime un chiaro NO alla variante 95. Sul nostro sito internet (www.eco-spirit.ch) troverete riassunte le argomentazioni che ci hanno portato a questa presa di posizione: se siete ancora indecisi su cosa votare, vi invitiamo a visionarle, sperando che vi siano d'aiuto per prendere la vostra decisione.

Approfittando di questa newsletter, vorremmo però esprimere alcune riflessioni di carattere più generale, dettate dal buon senso e dal rispetto nei confronti della natura, del paesaggio tradizionale, delle generazioni passate e di quelle future.

Leggendo gli articoli scritti dai politici favorevoli alla Variante 95, si può stilare una lista delle principali argomentazioni a sostegno della loro posizione: “Locarno è l’unico agglomerato ticinese privo di collegamenti autostradali”; “se il popolo non dovesse sostenere la Variante 95, andranno probabilmente persi i contributi federali”; “non si può più continuare in questo modo, un collegamento si impone in tempi brevi”; “è l’unico modo per poter approfittare delle nuove sfide nel settore turistico ed economico”;...

Le considerazioni si ripetono con disarmante monotonia, tanto che viene da chiedersi: è mai possibile che ogni progetto debba sempre essere portato avanti pensando unicamente alle ricadute economiche? Al risparmio di tempo? Alla redditività? I nostri sforzi non potrebbero per una volta essere rivolti alla ricerca di un benessere meno materiale e meno effimero? Alla salvaguardia e alla valorizzazione di un paesaggio unico per il suo valore naturalistico, agricolo e ricreativo?

Il fatto che, come sostengono alcuni, il Piano di Magadino sia già rovinato, non mi sembra assolutamente un motivo valido per continuare e compiere gli stessi errori pianificatori commessi nei decenni scorsi.

Non dimentichiamoci che la strada attualmente intasata che unisce in sponda sinistra Quartino a Cadenazzo è nata come collegamento funzionale del centro urbano di Locarno con Bellinzona e con Lugano. Oggi è sufficiente osservare il Piano dall’alto per rendersi conto di come la strada sia stata letteralmente presa d’assalto da una moltitudine di capannoni industriali e commerciali. La variante 95, che verrebbe costruita più a nord, su delle superfici attualmente coltivate, subirà lo stesso inevitabile destino: sarà in poco tempo invasa da un’industrializzazione soffocante, attirata da lei stessa.

Un'altra riflessione sorge spontanea guardando all'evoluzione del traffico motorizzato nel corso degli ultimi anni: come può essere possibile snellire il traffico quando i veicoli in circolazione aumentano di anno in anno? Lo spazio a nostra disposizione è limitato: non potremo costruire nuove strade ad oltranza. È un approccio sbagliato, che non ha futuro: un giorno non ci sarà semplicemente più spazio, e allora sarà il traffico a doversi adattare alla rete stradale esistente.

Costruendo nuove strade non facciamo altro che incentivare l'incremento del traffico; al contrario, ponendo un freno alla cementificazione del territorio, riusciremo a far sì che siano gli individui a dare delle risposte individuali al problema della mobilità. Se tra Locarno e Bellinzona ci sono delle colonne, forse mi conviene prendere il treno; se non sono disposto a rinunciare alla mia mobilità personale, diritto sacrosanto, dovrò accettare di buon grado di incolonnarmi.

Come affermano i sostenitori del Si, occorre guardare al futuro. È appunto volgendo lo sguardo alle nuove sfide (mutamenti climatici, incremento della popolazione, aumento del prezzo del petrolio e delle derrate alimentari, …), che occorre trovare soluzioni innovative al problema del traffico.

Se già oggi questo collegamento stradale appare anacronistico, immaginiamoci come sarà in futuro, quando, speriamo, si sarà sviluppata una maggiore sensibilità ecologica.